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Lunedì 5 Dicembre 2016

Cantiano: Vaticano ed Europassion firmano il “decalogo” delle Passioni

Nasce a Cantiano il “decalogo” delle sacre rappresentazioni pasquali, grazie all’accordo sottoscritto dal Pontificio consiglio della cultura e da Europassion. Proprio la cittadina marchigiana, che fa parte della diocesi umbra di Gubbio, ha ospitato nei giorni scorsi il Congresso generale dell’associazione nata nel 1995 che riunisce quasi novanta sacre rappresentazioni della Passione di Cristo, in 16 nazioni europee.
A Cantiano, in particolare, sono arrivate delegazioni da Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria e naturalmente dall’Italia (Ciconicco, Erto, Ginosa, Jerago con Orago, Lizzano, Pove del Grappa, Romagnano Sesia, Sezze, Sordevolo, Albizzate e Gubbio). Oltre alla stessa Cantiano, che fa parte dei circuiti di Europassion e di Europassione per l’Italia con la sacra rappresentazione della “Turba”.
Al termine del congresso, mons. Pasquale Iacobone, responsabile del dipartimento Arte e fede del Pontificio consiglio della cultura guidato dal card. Gianfranco Ravasi, e il segretario generale di Europassion, Josef Lang, hanno siglato un protocollo d’intesa che mette nero su bianco i valori profondi e le caratteristiche peculiari di manifestazioni di fede delle comunità, come quelle legate ai riti pasquali.
Da parte sua, Europassion si impegna a valorizzare l’annuncio del messaggio di Cristo nelle sacre rappresentazioni legate all’associazione, a promuovere il raggiungimento del giusto equilibrio tra l’aspetto religioso, culturale, artistico e sociale delle stesse, a coinvolgere le comunità e soprattutto i giovani non solo come spettatori ma come protagonisti, evitare la deriva folcoristico-spettacolare e turistica delle manifestazioni, favorire percorsi di dialogo interculturale ed ecumenico, incentivare l’organizzazione di seminari, convegni, mostre e altre forme di divulgazione culturale.
Il Pontificio consiglio della cultura, invece, riconosce il valore delle rappresentazioni legate ai temi della Passione come momenti significativi di religiosità popolare, di formazione e di aggregazione comunitaria, si impegna a definire le linee guida di un percorso comune per una costante crescita culturale e religiosa delle manifestazioni, in cui siano adeguatamente coinvolte le Conferenze episcopali dei paesi europei interessati e le Diocesi sedi di associazioni che realizzano questi eventi, promuove momenti di formazione per gli aderenti all’associazione Europassion, contribuisce all’organizzazione di mostre, incontri, convegni, seminari, per dare maggiore spessore alle manifestazioni.
“E’ nostro interesse seguire queste iniziative e promuoverle per quanto possibile – ha commentato mons. Iacobone del Pontificio consiglio della cultura – perché abbiano sempre più spessore, non solo dal punto di vista religioso, ma anche dal punto di vista squisitamente culturale e artistico. Con il protocollo che abbiamo firmato, vogliamo essere vicini a Europassion prima di tutto per gli aspetti promozionali e formativi, ma anche per una comunicazione più efficace nei confronti del grande pubblico che partecipa a questi eventi, a cominciare proprio dai più giovani. Fornire occasioni, momenti di formazione, di scambio, di approfondimento e di qualificazione credo allora che sia utile e importante per tutti. Un’altra via della nuova evangelizzazione e un modo per approfondire le radici cristiane dell’Europa”.
In tre giorni di Congresso generale, gli associati di Europassion hanno avuto l’occasione per assistere dal vivo ad una rappresentazione straordinaria della “Turba” cantianese, solitamente in scena solo nella serata del Venerdì Santo. Poi, giornate intense di studio e di approfondimento di vari temi legati alle sacre rappresentazioni pasquali.
“La rappresentazione della Passione di Cristo – ha spiegato Claudio Bernardi, dell’Università Cattolica di Milano – non è una rappresentazione teatrale qualsiasi, perché è una rappresentazione esemplare. Ogni rappresentazione della Passione di Cristo è figura della storia e delle passione di vittime innocenti e di capri espiatori. La storia della Passione di Cristo incrocia la rappresentazione sociale e politica della realtà con quella religiosa, simbolica. E’ infatti una storia di orrore. Rivela come una società può cadere nel circolo vizioso della discordia, della violenza, dell’ingiustizia, che generano dolore, sofferenza, morte, distruzione. Nel contempo, attraverso la pietà, indica la ricerca e la realizzazione del circolo virtuoso del dono che genera il ben volere e il benessere delle persone, della città, della comunità”.
“La manifestazione della turba e di tutte le vostre associazioni – ha detto mons. Franco Appi, relatore della diocesi di Forlì-Bertinoro – matura una consapevolezza della nostra necessità di salvezza dalla violenza, dall’egoismo, dalla sopraffazione, dalla volontà divisoria-diabolica («dia-bolus» significa il divisore, da «dia-ballo» divido), che non solo proviene dagli altri; probabilmente proviene anche da noi stessi”.
“In alcuni luoghi  – spiega mons. Fausto Panfili, cappellano di Europassion – i teatri della Passione si ripetono non solo il Venerdì Santo, ma anche durante l’anno, in modo che le persona possano avere varie occasioni per venire in contatto con il mistero della morte e resurrezione del Signore. Dal centro Italia sono partite queste esperienze nel Medioevo e si sono diffuse in tutta Europa. Adesso stanno ritornando alle loro origini per fare unità con l’Europa, con le radici cristiane”.

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